Basta con le false promesse di Stamina!

Basta con le false promesse di Stamina!


Le non poche ombre che si stanno infittendo sui controversi trattamenti di Vannoni (psicologo e gestore di un call center) richiedono maggior prudenza anche da parte della magistratura nell’autorizzare ciò che il Ministero della Sanità ha vietato. L’On. Vanna Iori (Commissione Affari sociali e Sanità della Camera) dichiara  inaccettabile che si continui a speculare sul dolore dei malati e dei loro famigliari. Che si ignori ogni regola etica e clinica. La Iori, che è stata firmataria, a maggio 2013, di un ordine del giorno alla Camera, in cui si chiedeva di accertare l’efficacia e la sicurezza del cosiddetto metodo “Stamina”, ricorda che, a motivo dell’enorme pressione mediatica, quella sperimentazione clinica era stata approvata in deroga alla normativa vigente e che era stato previsto uno stanziamento importante (3 milioni di euro negli anni 2014 e 2015) sottratti, peraltro, ai Servizi Essenziali d’Assistenza (LEA).
La situazione è ormai divenuta insostenibile e paradossale a seguito delle molteplici ordinanze dei magistrati che si sono espressi su singoli casi disponendo la continuazione dei trattamenti con il cosiddetto metodo “stamina” (magistrati, non medici!) senza sapere se si possono considerare “cure”. E nemmeno “cure compassionevoli” che prevedono comunque requisiti che esistono.
 Il metodo Stamina infatti non è mai stato reso noto, neppure agli Spedali Civili di Brescia (a differenza di quanto avvenne con il metodo Di Bella che aveva messo a disposizione i suoi protocolli). I medici sarebbero cioè sostanzialmente obbligati dalle ordinanze dei magistrati ad applicare terapie e a fare infusioni ai pazienti, senza essere informati adeguatamente o ignorando del tutto cosa stanno iniettando.
È gravissimo che il vice presidente della Stamina Foundation abbia annunciato una collaborazione con una università statunitense (senza indicare quale), mentre continua a tenere nascoste  le informazioni sul procedimento nel laboratorio anche agli Spedali civili di Brescia (ospedale pubblico)  e agli stessi operatori di quel laboratorio. L’obbligo di riservatezza verso l’esterno è comprensibile ma trasparenza e collaborazione tra operatori e medici coinvolti è un criterio ineludibile nella ricerca.
Spero che il governo intervenga presto, poiché rimangono tuttora aperti i potenziali rischi per i pazienti, dovuti a inadeguata descrizione del metodo, insufficiente definizione del prodotto, mancanza di presupposti scientifici.
Al di là di come si concluderà la vicenda giudiziaria di Vannoni, ritengo inaccettabile e squallido che si continuino a illudere le persone sofferenti, e quindi in condizioni di maggiore vulnerabilità psicologica ed emotiva, con false speranze e promesse di guarigioni miracolose.



On. Vanna Iori

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