Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione

Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione  

Camera dei Deputati – Seduta Assemblea del 15 maggio 2013








Conversione in legge del decreto legge 8 aprile 2013, n. 35, recante disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali (A.C. 676-A) 








Dichiarazione di voto dell’On. MAINO MARCHI.








 Signor Presidente, questo non è il decreto-legge dei tagli alla cooperazione allo sviluppo o all’editoria o alle energie rinnovabili o all’8 per mille, come è apparso a volte in questi giorni fuori di qui. Questo è il decreto-legge sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese, su cui il Partito Democratico voterà a favore. Certo, abbiamo dovuto trovare un po’ al volo una copertura per il Patto di stabilità verticale, ma si tratta di cifre contenute: 17 milioni di euro nel 2014, 70 milioni di euro nel 2015; si tratta di cifre provvisorie che vanno ripristinate con la legge di stabilità – per la cooperazione allo sviluppo lo abbiamo già fatto ieri – e si tratta di una quantità modestissima rispetto ai 40 miliardi di euro stanziati. E nessun cedimento del Parlamento alle lobbies: il Partito Democratico non ha ostacolato la tassa sulle sigarette elettroniche; il problema si è registrato tra il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero della salute. Quindi, questo è il decreto-legge sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese: è il provvedimento più atteso dal Paese insieme al rifinanziamento della cassa integrazione, il primo provvedimento di questa legislatura. Parliamo di debiti che vanno ben oltre i 40 miliardi di euro stanziati, intanto però si mettono a disposizione risorse ingenti – 40 miliardi di euro – nel 2013 e 2014 e si fa il monitoraggio per i successivi provvedimenti. Parliamo e interveniamo su un problema drammatico sul piano economico e della legalità. Le imprese falliscono, chiudono, chiedono il concordato preventivo perché i loro crediti non vengono pagati; e, in primo luogo, paga tardi o non paga la pubblica amministrazione, ed esse cadono con l’usura o con altre modalità nella rete delle organizzazioni criminali mafiose che non hanno problemi di liquidità. Questo avviene sempre più, sempre più anche al nord e ancor più per le piccole imprese. Quindi, questo è il primo provvedimento di segno espansivo per immettere liquidità nell’economia e aiutare la ripresa economica ed è anche il primo provvedimento antimafia e mi auguro che ci permetta di interrompere quella triste catena di fallimenti, chiusure di azienda, perdite di posti di lavoro e anche, cosa ancor più triste, suicidi di imprenditori e lavoratori. Bisogna anche dire come si è arrivati al punto di gravità così fortemente evidenziato da tutto il mondo delle imprese: mentre si formava questo gigantesco debito il Partito Democratico, per anni, ha lanciato l’allarme, ha chiesto di recepire la direttiva comunitaria e di affrontare il problema, ma è stato inascoltato dal Governo per tutti i primi anni della scorsa legislatura, fino alla fine del 2011. Il motivo era di non far emergere tutto, nel suo complesso, il debito pubblico. Il Governo Monti ha detto « sì » al recepimento della direttiva europea, ha fatto i primi stanziamenti e provvedimenti, con molta burocrazia e pochi effetti. Poi, all’inizio di questa legislatura, vi è stata una presa in carico adeguata del problema dal Governo Monti e ora dal Governo Letta. Un tema, questo, che era in testa alle proposte della campagna elettorale del Partito Democratico e negli otto punti proposti, successivamente, da Bersani per un Governo di cambiamento. Siamo orgogliosi del fatto che le misure adottate oggi vadano oltre le promesse elettorali; succede poche volte, è la nostra serietà e credibilità. Prima in Commissione speciale, poi in Commissione bilancio abbiamo lavorato unitariamente per due obiettivi: porre le premesse per i successivi provvedimenti in modo da eliminare al più presto lo stock pregresso ed evitare che se ne formi uno nuovo; questo vuol dire mettere mano ad una riforma complessiva del Patto di stabilità interno e valutare come usare la Cassa depositi e prestiti. Non è stato detto esplicitamente negli emendamenti presentati e approvati in Commissione e poi in questa sede, ma si valuterà. Occorre, inoltre, far sì che questa sia la volta buona, davvero, per i pagamenti e, quindi, è necessario migliorare il decretolegge per renderlo più efficace: semplificazioni, compensazioni sono state le parole chiave. Abbiamo evitato una china del dibattito iniziale che poteva portare ad affossare il decreto-legge che invece va approvato e migliorato. È ciò che abbiamo fatto. Lo abbiamo migliorato sul versante dei comuni, con lo spazio per quelli virtuosi, con il riconoscimento per i piccoli comuni, perché sono compresi gli enti dissestati e anche quelli commissariati per mafia, perché abbiamo recepito gli accordi in sede di Conferenza Stato-regioni e autonomie locali, per la distribuzione degli spazi tra i comuni e per il Patto di stabilità verticale. Ancora, lo abbiamo migliorato sul versante delle imprese: si sono ampliati gli spazi per la compensazione con i debiti fiscali, si è chiarito l’aspetto del DURC con certezza per le imprese e anche per il pagamento dei contributi dovuti, tutti i meccanismi di certificazione sono stati migliorati, si è semplificato il più possibile senza complicazioni ulteriori come a volte è stato proposto. Non è stato possibile introdurre il silenzio assenso; un atto, in questo caso, la pubblica amministrazione lo deve fare e, alla fine, garantisce di più le imprese, sia su chi lo deve fare che sui tempi, il commissario ad acta, nonostante l’apparente barocchismo. Si sono ridotti gli atti di attuazione del decreto-legge, c’è più trasparenza e pubblicazione dei dati e dei provvedimenti; è previsto anche l’eventuale intervento sostitutivo dello Stato se vi è inadempienza da parte dell’ente competente e poi è prevista la possibilità fino al 31 dicembre 2015 di sospendere lavori, servizi e forniture se l’ammontare delle rate di acconto per le quali non sia stato emesso il certificato o il titolo di spesa raggiunge il 15 per cento e non più il 25 per cento dell’importo netto contrattuale. Ancora, è prevista la ricognizione permanente dei debiti contratti dalla pubblica amministrazione e, quindi, vi è la massima attenzione sul problema. A favore di imprese e cittadini è anche la modalità prevista per il pagamento dell’acconto IMU: 50 per cento sulla base delle aliquote del 2012 e, con la seconda rata, il saldo annuale che tiene conto delle aliquote pubblicate sul sito del federalismo fiscale entro il 16 ottobre. Una semplificazione richiesta dalle associazioni di impresa, che noi abbiamo accolto. Su IMU e Tares ci sarà una valutazione più complessiva nei prossimi provvedimenti annunciati dal Governo. Tutto dovrà essere oggetto di riesame e di rivisitazione. Si sono fatte scelte importanti sulle coperture finanziarie: abbiamo affermato il principio che su istruzione, università e ricerca non si taglia più (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) ! È una netta scelta, politica, di priorità, e sul versante degli investimenti, cioè la parte di spesa più penalizzata nella riduzione di spesa di questi anni, abbiamo affermato una priorità: l’Expo, che non è solo una questione di immagine internazionale – che pur conta –, è anche una scelta importante per il rilancio degli investimenti e affronta un tema, l’agroalimentare, che, in questa fase della globalizzazione, è cruciale per il futuro del mondo. Porterà turismo e opportunità per l’intero Paese. E poi sarà importante la  « fase due »: il censimento e la legge di stabilità, per chiudere la partita dello stock pregresso complessivamente, e qui, probabilmente, entrerà in gioco ancora di più il ruolo della Cassa depositi e prestiti. È un primo provvedimento, per la crescita, per ridare ossigeno alle imprese, all’economia, all’occupazione, con una visione strategica, guardando all’Europa. Diciamo « sì » al rigore, ma occorrono politiche per lo sviluppo, la crescita e l’occupazione. Bisogna modificare le politiche europee di questi anni: l’Europa deve fare politica per investimenti e occupazione; certo, non finanza allegra, soprattutto in Italia, perché il debito pubblico è ad un livello altissimo (ieri è arrivato il nuovo record). Dobbiamo affrontare le prossime scadenze, che per noi sono: la cassa integrazione; l’IMU; il Patto di stabilità interno; l’edilizia (siamo di fronte ad un crollo del mercato immobiliare, occorre un piano industriale innovativo); gli esodati; i precari della pubblica amministrazione; la riduzione delle tasse per le imprese ed il lavoro; la lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, al riciclaggio, alla criminalità organizzata, che sono anche queste questioni cruciali per lo sviluppo. Noi speriamo che si possano affrontare con uno spirito unitario al servizio del Paese, con rigore e determinazione, per favorire la crescita. Aggiungo: attenzione alle questioni del credito. Non si risolve con l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti, tema che comunque andrà affrontato, anche se non in questa sede, ma in una sede propria. Tuttavia, il tema del credito comunque c’è, per la liquidità delle imprese. Dopo che le banche hanno usato i finanziamenti della BCE per l’acquisto dei titoli di Stato – con tassi che così sono stati più contenuti, quindi interesse generale – e per la patrimonializzazione delle banche, per rispettare gli accordi di Basilea, è ora che riprendano ad erogare credito, in particolare alle piccole e medie imprese, e occorre un’azione del Governo affinché questo accada realmente. Concludo, dicendo che il Governo Letta ha iniziato bene il suo percorso, ha dimostrato capacità di dialogo con il Parlamento. Il vasto consenso – nessun voto contrario è stato dichiarato – che si registra su questo provvedimento, oltre a rafforzare la convinzione del gruppo del Partito Democratico per un voto favorevole al provvedimento, è di buon auspicio per la sua rapida approvazione al Senato, e anche per i prossimi importanti appuntamenti al servizio del Paese per il lavoro, la crescita, la ripresa economica, l’avvio dall’uscita della recessione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).  






 

 

 

 





Top