Il primo mese di Governo Letta
intervento dell\'On Maino Marchi
Sono passati più di 40 giorni dall’insediamento del Governo Letta. Si è autodefinito un governo di servizio al Paese. Per la maggioranza che lo sostiene, che non era certamente quella che avremmo voluto alla guida del Paese, ma che è risultata oggettivamente l’unica possibile considerato il risultato elettorale e l’indisponibilità del M5S a far nascere un governo di cambiamento, non tutti, né al nostro interno né fuori di noi, considerano il Governo Letta un governo di servizio. Tanti lo definiscono un inciucio, se non peggio, tipo un cedimento a Berlusconi o una specie di golpe istituzionale.
Qual è il modo più oggettivo per valutare a quale di queste rappresentazioni corrisponda maggiormente il Governo Letta dopo il primo periodo di attività? A mio avviso valutando le cose fatte, gli atti di governo.
Li possiamo suddividere in quattro livelli: a) azioni a livello nazionale per affrontare la crisi economico-sociale; b) azioni sul piano europeo; c) atti sui costi della politica; d) azioni per le riforme istituzionali.
Per quanto concerne la crisi economico-sociale il primo atto è stato di portare a termine l’ultimo del Governo Monti. Il 5 giugno la Camera ha definitivamente riconvertito in legge, con voto unanime (ribadisco: unanime) il decreto legge sui pagamenti alle imprese dei debiti delle pubbliche amministrazioni.
Un intervento su un problema drammatico, denunciato da tutte le associazioni di categoria, che ha provocato fallimenti, chiusure di imprese, richieste di concordati preventivi, aziende che sono finite in mano alla criminalità organizzata. E, conseguentemente, perdite di posti di lavoro.
Era il primo punto del programma del PD e degli otto punti di Bersani – non del programma del PdL e di Berlusconi – e siamo andati oltre le promesse elettorali. Non 50 miliardi in 5 anni, ma 40 (20 nel 2013 e 20 all’inizio del 2014) in due anni, a cui si aggiungeranno altre misure subito dopo, per pagare tutto lo stock di debiti, che verranno puntualmente censiti e che si presume siano tra i 70 e i 90 miliardi. Il decreto è stato migliorato sia sul versante dei Comuni (si aprono maggiori spazi nel patto di stabilità interno) sia sul versante delle imprese (compensazioni con i tributi, ad esempio).
Veniamo agli altri atti del Governo.
Il decreto su diverse emergenze ambientali e sul terremoto dell’Abruzzo e dell’Emilia sarà riconvertito in legge entro il 25 giugno. Nel confronto parlamento-governo si stanno introducendo modifiche migliorative per gli aspetti fiscali relativi alle imprese e per gli enti locali (deroghe al patto di stabilità interno e sulle assunzioni di personale).
Il decreto su cassa integrazione, precari della pubblica amministrazione e sospensione dell’IMU raccoglie innanzitutto proposte e richieste del PD. Siamo stati noi a indicare il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga e dei contratti di solidarietà come un’emergenza prioritaria. Il Governo Letta l’ha fatto e ha prorogato al 31.12.2013 i precari della pubblica amministrazione.
La sospensione dell’IMU di giugno, in attesa della sua riforma entro agosto, corrisponde a una nostra proposta di campagna elettorale. Berlusconi ha proposto abolizione e restituzione e di questo (che favorirebbe i ricchi) non c’è traccia.
Il PD ha chiesto la proroga degli incentivi (detrazioni fiscali) per le ristrutturazioni edilizie e gli interventi per l’efficienza energetica degli edifici e il Governo Letta l’ha fatto, alzando il livello delle detrazioni e degli interventi ammissibili.
Il Governo è inoltre intervenuto sull’Ilva, questione rilevante sul piano produttivo (è in gioco la siderurgia italiana), occupazionale, ambientale e sanitario.
Infine, il Governo sta lavorando per evitare l’aumento dal 21 al 22% dell’IVA, che scatterebbe dal 1 luglio a legislazione invariata.
Sul piano europeo, il primo obiettivo è completare entro giugno l’uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo.
Questo importante risultato permetterà all’Italia di essere più forte per chiedere un significativo cambiamento delle politiche europee, in particolare per dare gambe a interventi per l’occupazione, soprattutto giovanile, e per investimenti europei.
Sul piano dei costi della politica il Governo ha fatto due cose:
- ha eliminato l’indennità per i Ministri e i componenti del Governo che siano anche parlamentari;
- ha proposto un disegno di legge per cambiare l’attuale sistema di finanziamento pubblico ai partiti, abolendolo gradualmente e sostituendolo con forme volontaristiche simili al 5 per mille.
Sul piano delle riforme istituzionali, partendo da mozioni parlamentari, il Governo sta dando il via ad un percorso di riforme costituzionali su forma di Stato e di Governo, superamento dell’attuale bicameralismo perfetto (con riduzione dei parlamentari) e modifica della legge elettorale.
Si rispetterà sostanzialmente l’art.138 della Costituzione, pur con una procedura più rapida, e il progetto approvato sarà comunque (anche se si superasse il quorum dei due terzi) sottoposto a referendum.
Tutte queste cose corrispondono o no agli impegni assunti dal PD in campagna elettorale? Corrispondono o no ad esigenze vitali per il Paese? A me pare proprio di sì e per questo ritengo che si possa parlare di governo di servizio.