Intervento alla Camera dell\'On. Vanna Iori contro la violenza nei confronti delle donne

Intervento alla Camera dell\'On. Vanna Iori contro la violenza nei confronti delle donne

Grazie Presidente. Le misure antiviolenza per punire gli aggressori e proteggere le vittime devono essere attuate con urgenza, come è stato sottolineato da molti interventi che mi hanno preceduto, ma non bisogna dimenticare che queste misure riguardano il dopo, quando un\'altra donna è già stata uccisa o maltrattata. Quindi, non bastano, se non vengono affiancate da altrettanto urgenti e diffuse campagne di educazione e di prevenzione, campagne che devono entrare nelle case, che devono coinvolgere i media, innanzitutto, i genitori, gli insegnanti e tutti gli attori e gli ambiti della formazione. Infatti, le cifre impressionanti e i modi cruenti, le morti precedute quasi sempre da sevizie, sono solo la punta dell’iceberg, la parte visibile di tutto quell\'orrore sommerso che lascia corpi femminili sfregiati, sfigurati, e non solo. Spesso il furore distruttivo non risparmia neppure i figli, vittime innocenti delle stragi familiari o spettatori pietrificati delle percosse. Prevenire significa, in concreto, intercettare il rischio di scivolamento nel circuito infernale, aiutando le donne, ammutolite per la paura o per la vergogna, a ritrovare le parole per dire.







  Occorrono, cioè, azioni di coaching e di accompagnamento formativo alla fiducia e al coraggio, azioni che possono essere attivate anche nei luoghi di lavoro e che diminuiscono i costi umani, sociali ed anche economici della violenza. Ma, ancor prima, sono necessarie pratiche educative, regole, vigilanza, vigilanza sul linguaggio della comunicazione pubblica e interventi, fin dall\'infanzia, sull\'uso delle parole, sulla grammatica, sui libri di testo, sui percorsi scolastici, seguendo almeno due obiettivi prioritari: l\'educazione ai sentimenti e l\'educazione alla corporeità.







  Se la maggior parte delle donne viene massacrata da un ex marito, un compagno, un amante, un «fidanzatino», come è stato definito il feroce assassino di Fabiana, comunque da un uomo che aveva un legame sentimentale con la vittima, sarà proprio da lì che bisognerà partire, ossia dai sentimenti. E non sto parlando di sentimentalismo, sia chiaro, ma sto cercando di parlare del diffuso analfabetismo sentimentale, dell\'incapacità di riconoscere, di nominare e di esprimere consapevolmente i propri sentimenti. Uomini che ammazzano le loro donne confondono l\'amore con il possesso e traducono la frustrazione per un rifiuto, la cosiddetta ferita narcisistica, in un\'aggressione fisica, perché la dimensione della vita emotiva, trascurata, è affidata oggi soltanto alla TV dei reality, alle forme effimere che nulla hanno a che vedere con la consapevolezza di sé per la costruzione equilibrata della propria identità di genere e della relazione con l\'alterità.







    Il secondo aspetto riguarda la questione del corpo delle donne e degli stereotipi che lo riducono a corpo-cosa, a oggetto da esibire e da vendere. Ricordiamo che il sesso a pagamento coinvolge 9 milioni di uomini, e anche qui non possiamo ignorare l\'elevato numero di prostitute uccise, prevalentemente immigrate, clandestine, schiave, donne massacrate nel generale silenzio dei media. Non si accendono i riflettori: in genere, basta un trafiletto sui giornali, di loro non si sa nulla.

    La loro vita è forse meno sacra, meno inviolabile di quella degli uomini? Se questi sono gli uomini – concludo – dice il titolo del libro di Iacona, la questione allora non è solo femminile.
  Occorre che gli uomini sappiano spezzare quel silenzio complice che produce assuefazione alla violenza di pensiero e di parola, a quella banalità del male, come direbbe Hannah Arendt, che rende insensibili le coscienze. Solo così può essere possibile costruire nuove relazioni tra i generi, che, riconoscendo le rispettive fragilità, sappiano riscrivere nuovi codici relazionali, Pag. 36nuovi linguaggi e generare nuove forme di reciprocità






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