Intervento dell\'On. Maino Marchi nella seduta della Camera di giovedì 10 ottobre 2013
Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, recante disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, nonché di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici
Signor Presidente, colleghi deputati, rappresentante del Governo, questo decreto-legge contiene, a nostro avviso, ad avviso del Partito Democratico, misure positive su vari livelli. C’è il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga e degli ammortizzatori in deroga, per 500 milioni: non sono ancora sufficienti a coprire le necessità di tutto il 2013, ma sono un altro tassello dopo un precedente provvedimento di questo Governo e, ovviamente, ci attendiamo – riprenderò dopo questo tema – ulteriori misure. C’è un altro intervento per gli esodati, altre 6.500 persone, che si aggiungono ai 130.130 già salvaguardati con altri provvedimenti. Anche in questo caso, non è un provvedimento risolutivo, ma un altro passo avanti. Vi sono diverse misure per la casa: la riduzione dal 19 al 15 per cento dell’aliquota della cedolare secca per i contratti a canone concordato, l’equiparazione alla prima casa ai fini IMU degli alloggi ex IACP, delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, degli alloggi sociali del cosiddetto housing sociale; gli interventi per i mutui per la prima casa, risorse per il fondo affitti, per la morosità incolpevole; misure che definisco di politica industriale per il settore dell’edilizia, che esentano dall’IMU l’invenduto: non dovrà essere senza termini in futuro, ma oggi sarebbe inopportuno apporli, perché siamo in una fase di forte crisi del settore, che va rilanciato e riqualificato nell’ottica dello sviluppo sostenibile, anche grazie ad altre misure, come quelle per l’efficienza energetica e le detrazioni fiscali su questo e sulle ristrutturazioni già assunte dal Governo. Poi vi sono ulteriori misure per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese: altri 7,2 miliardi sul 2013, che va a 27 miliardi, più 20 previsti nel 2014, e siamo a 47: l’obiettivo è di arrivare presto a 50; e, poi, le altre misure che serviranno per completare il pagamento complessivo dei debiti arretrati. Sui primi 20, già il 57 per cento è arrivato alle imprese a metà settembre, oltre 12 miliardi a ottobre, quindi, la misura funziona. Questi 7 miliardi porteranno, tra l’altro, un aumento del gettito dell’IVA per 925 milioni, utilizzati come una delle forme di copertura finanziaria del decreto-legge. Vi sono, poi, misure per la finanza locale che derivano dalle scelte sull’IMU, che è l’oggetto principale del decreto-legge e anche misure per la TARES opportune che, nelle Commissioni, abbiamo migliorato. Contiamo che, dopo il lavoro nelle Commissioni, vi sia la possibilità, in Aula, di fare un passo avanti sugli alloggi dati in comodato ai figli e ai genitori. L’oggetto principale del decreto-legge è l’IMU sulla prima casa e altre categorie di immobili, in particolare, relative all’agricoltura, per quanto concerne la prima rata che non è dovuta. Nel testo di questo decreto-legge non ci sono, ma sono state preannunciate dal Governo, due misure, due questioni: l’intenzione di un decreto-legge per la seconda rata 2013, che dovrebbe essere abolita, e la sostituzione, dal 2014, di IMU più TARES con la service tax e con un livello di imposizione più basso delle due imposte, considerando la base del 2012. Si era anche prefigurata la deducibilità dell’IMU sugli immobili produttivi, la deducibilità dall’IRPEF o dall’IRES, quindi per le imprese e gli imprenditori: questo non è entrato nel decreto-legge. Il Partito Democratico ha presentato più di un emendamento in tal senso, dichiarati inammissibili per estraneità di materia perché si interveniva, appunto, sull’IRPEF e sull’IRES e non solo sull’IMU. Al di là di questo decreto-legge, noi sollecitiamo il Governo ad intervenire con i prossimi provvedimenti specifici, come la legge di stabilità, perché lo riteniamo giusto ancora di più dopo l’intervento, opportuno, compiuto per l’agricoltura, e quindi occorre prevedere misure di questo genere per le altre attività produttive. Vi è, tra l’altro, il rischio, altrimenti, di incostituzionalità a non stabilire la deducibilità perché è evidente che si pagano le tasse non su un reddito di impresa reale, ma su un reddito che non c’è più per quella parte, perché utilizzato per pagare una tassa, cioè l’IMU. Tornando al contenuto principale di questo provvedimento e a quanto si prefigura come ulteriore decreto-legge, il Partito Democratico non ha mai nascosto le sue preoccupazioni. L’esenzione per tutti pone problemi di equità complessiva, ma soprattutto interrogativi su come si chiuderà il 2013. Interrogativi ancor più motivati dalle stesse coperture di questo decreto- legge che prevedono anche una norma di salvaguardia che se utilizzata, se si dovesse arrivare a doverla utilizzare, significherà inasprimento fiscale e più tasse. Interrogativi, in modo particolare, sulla possibilità di rientro al 3 per cento del rapporto deficit/PIL, dopo che il tendenziale portava il 3,1 per cento, lo 0,1 vale un miliardo 600 milioni, quindi non è poca cosa. Nuove risorse sono necessarie per la cassa integrazione, circa 300 milioni di euro, forse di più; c’era la questione dello spostamento dell’aumento dell’IVA possibilmente al 2014 e non dal 1o ottobre, cosa che non è stata possibile evitare per la situazione politica che si è determinata con le preannunciate dimissioni dei parlamentari del Popolo della Libertà, e poi c’è la questione delle risorse in più richieste dai comuni che hanno deliberato per tempo variazioni di aliquote IMU rispetto al 2012. Il presidente dell’ANCI, in audizione, ha stimato questo valore in 260 milioni di euro. Per questi motivi abbiamo quindi presentato diversi emendamenti per limitare l’esenzione IMU e in particolare un emendamento di tutti i componenti del Partito Democratico delle Commissioni bilancio e finanze, ci tengo a sottolinearlo, che ha evidenziato come il prevedere l’esenzione anche per il 20 per cento di immobili che hanno una rendita catastale superiore a 750 euro comporta un minor gettito, per una sola rata, di un miliardo 200 milioni di euro e, quindi, su base annua, di due miliardi 400 milioni di euro. Questi non sono dati a capocchia, sono stati contestati da varie parti. Ricordo che parliamo della rendita catastale di base, ossia prima della rivalutazione e dell’applicazione del moltiplicatore di 1,60 ai fini IMU. Secondo il Ministero dell’economia e delle finanze, gli immobili adibiti ad abitazione principale aventi una rendita catastale inferiore a 750 euro sono circa 15 milioni 700 mila, su un totale di 19 milioni 600 mila, ossia all’incirca l’80 per cento, che anche con la nostra proposta sarebbero stati esentati. Dei circa due miliardi di euro di perdita di gettito per reintegrare l’esenzione del pagamento della prima rata dell’IMU sull’abitazione principale più di 1,2 miliardi, ricordavo, sono determinati dall’esenzione per gli immobili aventi rendita catastale superiore a 750 euro. Il valore medio nazionale della rendita non rivalutata ammonta a 525 euro. Rispetto a questi dati gli eventuali effetti distorsivi che vi sono, e rilevabili soprattutto nelle grandi città ove i valori delle rendite sono più alti, derivano soprattutto dalla mancata riforma del catasto. Proprio per garantire maggiore equità nella tassazione degli immobili una delle parti più significative della delega fiscale approvata dalla Camera e attualmente all’esame del Senato riguarda la revisione del sistema estimativo del catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale. Il nostro emendamento ha centrato però, lo voglio dire, l’obiettivo principale, che non era la sua approvazione, e quindi per questo motivo abbiamo potuto ritirarlo; l’obiettivo principale era avere elementi in più dal Governo su come chiudere il 2013 e sulla service tax e quindi, su questa base, confermare il compromesso raggiunto nel Governo su questo decreto-legge. Abbiamo avuto assicurazioni sui provvedimenti per raggiungere l’obiettivo del 3 per cento nel rapporto deficit PIL, obiet- tivo ribadito nella Nota di aggiornamento al DEF e nella risoluzione di maggioranza approvata ieri dalla Camera, e ieri il Governo ha assunto i provvedimenti per corrispondere a questo impegno. Li valuteremo nel merito – non lo voglio fare in questa sede –, sono comunque stati assunti. Abbiamo avuto poi assicurazioni sull’ulteriore finanziamento della cassa integrazione in deroga. Queste assicurazioni sono il secondo impegno che recita: integrare con il prossimo provvedimento d’urgenza che accompagnerà il disegno di legge di stabilità 2014 le risorse da destinare per l’anno 2013 al rifinanziamento della cassa integrazione in deroga per un importo pari almeno a 300 milioni di euro; questo è il secondo impegno della risoluzione di maggioranza alla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza accolta dal Governo e approvata dalla Camera dei deputati sempre ieri. Così pure per la service tax, relativamente all’imposizione immobiliare, abbiamo avuto assicurazioni, e non solo assicurazioni. Tutto questo trova riscontro nel quinto impegno assunto dal Governo, sempre nella risoluzione di maggioranza, alla Nota di aggiornamento al DEF approvata ieri da questa Camera. Vi si afferma: si impegna il Governo a rivisitare, con la legge di stabilità 2014, la tassazione immobiliare in un’ottica di maggiore equità e progressività, anche in vista della prossima riforma del catasto, eliminando le penalizzazioni per le fasce più deboli e prevedendo la sostituzione dell’IMU con una service tax che permetta di consolidare il decentramento fiscale mantenendo la parte di imposizione sull’immobile e introducendo una componente diretta a tassare i servizi indivisibili e la gestione dei rifiuti, restituendo ai comuni la base immobiliare propria territoriale e la piena facoltà di rimodulare agevolazioni e aliquote all’interno di un massimale nazionale. Sostanzialmente, quindi, si va nella direzione della proposta che il Partito Democratico ha avanzato fin dal 2010. Una risoluzione in cui vi sono altri due punti essenziali per il Partito Democratico, e cioè quello di reperire le risorse da destinare alla riduzione del cuneo fiscale sia per i lavoratori che per le imprese, e più in generale alla riduzione della pressione fiscale a partire dalla legge di stabilità 2014, prioritariamente attraverso misure di riqualificazione strutturale della spesa mediante la spending review – quindi non tagli lineari – e a rimodulare con la legge di stabilità 2014 i vincoli derivanti dal Patto di stabilità interno, in modo da consentire agli enti territoriali la realizzazione di un’efficace politica di sviluppo degli investimenti, incluso il trasporto pubblico locale. Va tutto bene, quindi ? No, lo dico con sincerità. È indubbio che l’aumento dell’IVA che si è determinato colpisce i redditi più bassi e la parte finale della catena del commercio. Bisognerà quindi valutare come compensare, nell’ambito delle complessive misure della legge di stabilità, questi aspetti. È indubbio che sarà problematico abolire completamente la seconda rata IMU sulla prima casa per tutti, dare tutte le risorse corrispondenti ai comuni, non aumentare altre tasse e non fare tagli alla spesa sociale, che è un rischio reale, considerato che negli ultimi tre anni la spesa primaria in termini nominali è diminuita in questo Paese, e quindi ci sono stati tagli veri. Possiamo auspicare che vi si riesca. Se il Governo riuscirà in questa impresa certamente troverà il nostro pieno accordo. Valuteremo le misure, ma non potranno, a nostro avviso, esserci arretramenti sul terreno dell’equità. Con queste valutazioni ritengo che il provvedimento, così come modificato dalle Commissioni, sia meritevole di approvazione, anche per la parte – lo voglio dire perché qui è stato richiamato – di entrata di 600 milioni di euro dalle concessionarie dei giochi. È scorretto parlare, come fa il MoVimento 5 Stelle – lo ha fatto questa sera, lo ha fatto anche quando si è presentato il Presidente del Consiglio per la fiducia – di 90 miliardi di euro, quasi che avessimo la possibilità di avere un’entrata di questa natura. Quella cifra non esiste più, non per volontà di questo Governo o dei precedenti, ma per le decisioni degli organi giurisdizionali competenti sul contenzioso. Quindi la politica non c’entra. Un contenzioso ancora aperto che può portare a 2,4 miliardi al massimo, ma che potrebbe portare anche a zero, perché questo è il range, non è che abbiamo la certezza di 2,4 e quindi facciamo un regalo, un condono di 600 milioni, no, può anche essere zero. Quindi, il Governo propone una transazione contrattuale, sostanzialmente, non un condono, per chiudere il contenzioso e, tra l’altro, con la delega fiscale la Camera ha previsto una profonda riforma del settore, profonda. Quindi, ribadisco pertanto la positività complessiva di questo decreto-legge secondo il Partito Democratico