Intervista all\'On. Maino Marchi sulla Legge di Stabilità 2016

Intervista all\'On. Maino Marchi sulla Legge di Stabilità 2016

Abbiamo posto alcune domande sulla Legge di Stabilità 2016 all\'On. Maino Marchi capogruppo del PD nella Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.

Quale è il suo giudizio sulla Legge di Stabilità proposta dal Governo e ora all\'esame del Parlamento?

Innanzitutto è un giudizio positivo sul quadro delle scelte macro economiche. Una legge di stabilità equilibrata. Rispetto agli ultimi anni non siamo più in recessione, ma c\'è una ripresa della crescita. Una crescita che va ulteriormente sostenuta con adeguate politiche di bilancio, per favorire la domanda interna (consumi e investimenti). Il rallentamento e l’incertezza dell’economia internazionale ci devono far puntare più sulla domanda interna che sulle esportazioni. La debolezza dell’inflazione richiede una crescita reale più forte. Occorre recuperare più velocemente una parte della disoccupazione. Tutte buone ragioni per chiedere il massimo di flessibilità nell’applicazione delle regole europee. Una flessibilità che è stata ottenuta dal Governo italiano e significa un po’ più di deficit, ma non finanza allegra. E’ una manovra espansiva, ma con giudizio. Ecco perché è equilibrata. Siamo uno dei pochi Paesi che sta sotto il 3% nel rapporto deficit/PIL e lo abbassiamo un pò ogni anno: 2,6% nel 2015, 2,2 nel 2016. E’ necessario perché abbiamo un alto rapporto debito/PIL (132,8%), che grazie a questo equilibrio dal 2016 comincerà a calare. Questa riduzione deficit/PIL la facciamo in modo più graduale rispetto alle precedenti previsioni: nel 2016 passiamo dal 1,8%, al 2,2%. Questo ci consente di ridurre le tasse, di destinare risorse per gli investimenti e aumentare in modo significativo le risorse per le politiche sociali, a cominciare dalla lotta alla povertà.

Le proposte di eliminare la Tasi sulla prima casa e, quella di innalzare l\'uso del contante da 1.000 euro a 3.000, stanno facendo molto discutere, quale è la sua opinione e come pensa finirà in proposito?   

L’eliminazione della tassa sulla prima casa se fosse l’unica riduzione di tasse sarebbe un errore. Berlusconi fece così nel 2008 e giustamente lo criticammo. Ora eliminiamo meno di 4 miliardi di euro sulla prima  casa, mentre ne abbiamo già ridotti 18 su lavoro e imprese nel 2015 e, nel 2017 arriveremo ad una riduzione di tasse di oltre 30 miliardi. E’ oggettivamente un’altra cosa. Va ricordato che le tasse sugli immobili nel 2012 sono passate da 9 a quasi 24 miliardi, tale prelievo ha indubbiamente contribuito ad aggravare la crisi del settore delle costruzioni. Anche con una riduzione di quasi 5 miliardi (considerando IMU agricola e IMU imbullonati, che incidono però sulle imprese) la pressione fiscale sugli immobili resta in ogni caso consistente. Sul contante: io non l’avrei fatto, ma è vero che abbiamo sviluppato molto gli strumenti più efficaci di lotta all’evasione fiscale (accordi internazionali e superamento dei paradisi fiscali in Europa, banche dati in rete, superamento del segreto bancario). Credo che rimarrà a 1000 per i money transfer e spero si elimini l’uso del contante nell’autotrasporto, come ho proposto nella riunione dei gruppi PD Camera e Senato.

Sia al Senato, che alla Camera, sono stati presentati diversi emendamenti anche da parte del Partito Democratico, quali ritieni siano i cambiamenti necessari, e quali potranno essere effettivamente attuati?

Al Senato si rafforzeranno gli interventi per il sud, in particolare sulla decontribuzione per le nuove assunzioni e con il credito di imposta. Si dovrebbe correggere per ridurre l’IMU sulle abitazioni in affitto a canone concordato e in comodato d’uso ai figli. Forse anche per ridurre i tagli a CAF e patronati. Alla Camera saremo impegnati soprattutto su Province, Regioni e Sanità, oltre che su lavoro e pensioni. Poi possono esserci altre questioni di aggiustamento, miglioramenti, ma meno rilevanti.

Con la Legge di Stabilità il governo si prefigge di abbassare le tasse, con l\'impegno ad erogare ai Comuni   il mancato introito derivante dalla soppressione della tassa sulla prima casa, e verrà loro impedito di agire sulla fiscalità locale, indipendentemente dalle esigenze di bilancio delle comunità locali. Non c\'è il pericolo di mettere ulteriormente in difficoltà i Comuni? Sul Patto di Stabilità ci sarà finalmente un allentamento dei vincoli di spesa?     

Più che un pericolo di mettere in difficoltà i Comuni, vedo troppa finanza derivata. I Comuni non possono dipendere eccessivamente dallo Stato centrale. Dal 2017 occorrerà trovare il modo di ripristinare un livello più alto di autonoma finanziaria. Il patto di stabilità è stato allentato nel 2014 e 2015. Nel 2016 non ci sarà più. Al suo posto c’è il pareggio tra entrate finali e spese finali di competenza. Vuol dire che prima i Comuni più virtuosi dovevano fare un avanzo sempre maggiore, che potevano usare solo per estinguere mutui. Dal 2016 non si dovrà più fare avanzo. Per gli avanzi precedenti è previsto di poterli usare per l’edilizia scolastica, a due condizioni: nel limite di 500 milioni su scala nazionale e se portiamo a casa la clausola relativa all’immigrazione per altri due decimi di PIL (che vuol dire portare il deficit al 2,4% e usarlo anche per ridurre l’IRES per le imprese già dal 2016).

PS: Rispetto al periodo dell’intervista vanno segnalate due questioni in riferimento alla terza domanda: anche il mezzogiorno verrà affrontato alla Camera; ci sarà inoltre un nuovo intervento sulla sicurezza.

 

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