L'omicidio di George Floyd non è diverso dalla morte di tanti migranti in Italia
L'appello dei consiglieri: “è ora di dire basta a decreti sicurezza e cittadini invisibili”

L'omicidio di George Floyd non è diverso dalla morte di tanti migranti in Italia <br><font size=-1>L'appello dei consiglieri: “è ora di dire basta a decreti sicurezza e cittadini invisibili”</font> Siamo rimasti tutti esterrefatti dalle scene disumane dell’omicidio di George Floyd e seguiamo con preoccupazione da una settimana a questa parte le proteste in corso in tutti gli Stati Uniti contro il razzismo sistemico e le discriminazioni che subiscono da decenni i neri, gli ispanici e le minoranze. Nel denunciare questi terribili fatti, però, vorremmo cogliere l'occasione per spendere una riflessione più ampia e profonda rispetto a quanto razzismo, più o meno istituzionalizzato, ci sia in Europa o direttamente in Italia. Il rischio infatti è che si finisca per testimoniare la propria solidarietà rispetto a quanto sta succedendo oltreoceano trascurando e sottovalutando l’ordinarietà di discriminazioni serpeggianti che vivono quotidianamente le minoranze in Italia. Siamo consci infatti che non si debba subire la viralità della notizia confinandola ad un singolo episodio a spot ma cercare invece di trarne uno stimolo che porti a una presa di coscienza collettiva pronta a intervenire quando si verificano queste situazioni nostrane. Non si tratta solo di atti plateali o di diritti negati ma anche di episodi della vita di tutti i giorni. Di pregiudizi. Di chi di fronte a una denuncia di una persona nera banalizza dicendo "Ma questo non è razzismo" o in questi giorni assicura "Io non vedo il colore della pelle." Essere più consapevoli, tanto dei propri privilegi quanto del vissuto altrui, è il primo passo da fare per contrastare tutto ciò. Da un punto di vista normativo dovremmo partire proprio col riformare le nostre politiche migratorie che hanno vissuto i migranti in questi ultimi decenni unicamente come un’utenza: inserendo da una parte il principio di clandestinità per i non regolari, dall’altra inserendo in alcuni casi la revoca della cittadinanza. Questi principi di fatto hanno alimentato negl’anni una considerazione morale a ribasso dei cittadini con background migratorio . Come fossero unicamente da assistere e non potessero essere portatori di risorse linguistiche, culturali, spirituali ed economiche per la collettività e per il territorio. Li ha categorizzati, razzializzati, confinati a clichè. Abrogare la Bossi-Fini, cancellare i decreti sicurezza, regolarizzare tutti gli invisibili e riconoscere la cittadinanza a chi cresce e studia in Italia sarebbe un reale cambio di paradigma. Ed è da qui che dobbiamo ripartire. Dalla nostra visione di una società più eque ed inclusiva. In questi giorni ci lasciamo alle spalle mesi di emergenza con una pandemia globale a cui si è fatto fronte su tutti i livelli della società. Ci ha spinto tutti a prendere atto dell’uguaglianza della dignità umana e della sua terribile vulnerabilità: non v'è condizione sociale o frontiera che tenga e ci troviamo tutti a sperimentare la stessa condizione. Ci ha insegnato quanto discriminare qualcun altro per il colore della pelle, l’orientamento sessuale, l’identità di genere, la propria fede o condizione sociale sia deleterio perchè prova che il problema mio è il problema tuo e di ognuno. E che tutti viviamo collegati e connessi in questo territorio come in altri. Il contrasto alle discriminazioni è una responsabilità sia delle amministrazioni locali che dei singoli cittadini. E che anche durante emergenza Covid si è rivelato un tema centrale. Momenti come questi ci dimostrano come essere uniti e coesi sia fondamentale. Diamo prova di essere parte di un territorio, di una comunità con il nostro impegno che non è rivolto soltanto a noi stessi ma anche agli altri.

Le consigliere e i consiglieri dei gruppi PD, Immagina Reggio, Reggio E', Più Europa
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