LA STORIA DELLA MINI IMU
articolo dell\'On. Maino Marchi
In questi giorni, dopo l’approvazione della legge di stabilità, è in corso una forte discussione sulla mini IMU, le proposte alternative alla stessa e sulle prospettive dei bilanci dei Comuni, in particolare con riguardo all’applicazione della nuova imposta comunale, la IUC.
E’ necessaria una premessa. E’ indubbio che nei mesi di vita del Governo Letta su questi temi vi sia stata troppa incertezza. Un’incertezza determinata dall’esigenza politica di togliere a Berlusconi l’alibi di far cadere il governo o di uscire dalla maggioranza su una questione diversa da quella relativa alla sua decadenza. L’impegno assunto di abolire l’IMU prima casa completamente per il 2013 ha un costo molto elevato, oltre 4 miliardi ad aliquota base (4 per mille). Tra il 2012 e il 2013, in anni diversi e in momenti diversi nel corso del 2103, molti Comuni hanno deliberato aumenti di aliquota rispetto a quella base. Il Governo non ha mai detto con chiarezza cosa avrebbe fatto rispetto a questi aumenti, rimandando le decisioni al momento dell’emanazione del decreto legge sulla seconda rata, ma anche sottolineando di non garantire la copertura di tutti gli aumenti, perché se avesse assunto questo impegno non pochi sarebbero stati i Comuni che avrebbero deliberato l’aliquota più alta sapendo che quell’entrata per il Comune non sarebbe gravata sui cittadini dello stesso, ma sullo Stato (il ben noto “tanto paga Pantalone”).
Le difficoltà di copertura sono emerse già nel decreto sulla prima rata, che ha previsto alcune coperture non certe (come quella sulla transazione di una vicenda giudiziaria sui giochi ancora aperta e che ha poi visto varie concessionarie non aderire, a dimostrazione che non era né un condono né un regalo), provocando la necessità di una clausola di salvaguardia relativamente ad aumenti di accise e di acconti di imposte. Clausola di salvaguardia che si è dovuta attivare concretamente.
Ancora di più le difficoltà di copertura sono emerse con il decreto sulla seconda rata. Le coperture si sono trovate con aumenti spropositati di acconti di imposta, seppure per settori limitati (banche e assicurazioni).
Nonostante questo rimane una scopertura rispetto alle entrate previste nei bilanci comunali. In sostanza i soldi per non far pagare l’IMU prima casa non ci sono mai stati e il Ministro dell’Economia e Finanze ha dovuto fare i salti mortali per inventarsi le coperture. Salti mortali possibili per un anno, ma non in quelli successivi. Per questo, fin da agosto si è ragionato su una imposta comunale, allora denominata service tax, che di nuovo avrebbe tassato gli immobili, prima casa compresa.
Per rimanere al 2013, il Governo ha trovato le coperture per far fronte alle mancate entrate pari alla somma di aliquota base + 60% degli aumenti di aliquota. Restava una scopertura di circa 400 milioni.
Di fronte a questa situazione le possibili alternative erano sostanzialmente le seguenti:
a) coprire al 100% alcuni Comuni e lasciare completamente scoperti altri: ad esempio coprendo gli aumenti di aliquota decisi nel 2012 o fino ad una certa data del 2013 (o fino alla nascita del Governo, o fino al decreto di sospensione della prima rata o fino al decreto sul non pagamento della prima rata). Questa soluzione si presentava positiva per i cittadini, che avrebbero avuto l’abolizione per tutto il 2013 al 100%, e per una parte dei Comuni, mentre per altri Comuni sarebbe stato un disastro, con la certezza di buchi di bilancio la cui responsabilità sarebbe stata addebitata al Governo;
b) trattare tutti i Comuni allo stesso modo e garantire a tutti la totale copertura di risorse, chiedendo ai cittadini di pagare, in modo simile in situazioni simili, una parte dell’imposta: una scelta che non crea buchi di bilancio, ma che determina problemi con i cittadini, convinti fino all’ultimo di non pagare nulla.
Io sono convinto che, nonostante le contraddizioni evidenti derivanti dall’incertezza, da una comunicazione ballerina e da una scelta politica (il non pagamento dell’IMU prima casa) sbagliata, anche se quasi inevitabile nelle condizioni date, tra le due alternative concretamente possibili il Governo abbia scelto la migliore. Questa scelta non crea disparità di trattamento né tra i Comuni, a prescindere da quando hanno assunto le loro decisioni, né tra i cittadini, a prescindere da quando il loro Comune ha assunto le relative decisioni.
Non si tratta di cifre elevate, in quanto riferite al 40% dell’aumento dell’aliquota base.
Quindi essendo l’aliquota base pari al 4‰, se il mio Comune ha deliberato il 5‰ pago un importo relativo allo 0,4‰, se il mio Comune ha deliberato il 4,3‰ pago un importo relativo allo 0,12‰.
Era previsto che tale pagamento, che deve avvenire in gennaio, fosse unificato con la prima rata della nuova imposta, la IUC. Ciò avrebbe determinato la necessità per il Comuni di approvare subito nei primi giorni dell’anno il regolamento per la nuova imposta e avrebbe provocato un caos per fare i conti e per pagare.
Come relatore della legge di stabilità ho proposto di distinguere nettamente i due momenti e la proposta è stata approvata. Entro il 24 gennaio si paga solo la mini IMU.
I sindaci dell’Emilia Romagna hanno avanzato una proposta alternativa: tassare di più il gioco d’azzardo. Non ho alcuna difficoltà ad aderire a proposte di modifica del sistema del gioco d’azzardo, di una sua riforma complessiva e anche della tassazione sul gioco d’azzardo. Ho firmato proposte di legge in tal senso sia nella precedente che in questa legislatura. E mi sento di dire che non ha difficoltà il PD. E’ stato il PD a pretendere che questi elementi fossero presenti e caratterizzassero la legge delega fiscale, approvata alla Camera dei Deputati e all’esame del Senato. Mi auguro che tra gennaio e febbraio l’iter legislativo si concluda. Allora potremo chiedere che il Governo faccia i decreti legislativi, partendo dalla materia dei giochi. Sarà quella la prova del budino sui giochi per il Governo e non potranno essere ammessi sconti, scuse o prove d’appello. Anche perché i danni prodotti soprattutto con i provvedimenti del Governo Berlusconi dell’estate 2011 sono enormi e occorre intervenire per cambiare radicalmente.
Detto questo, la proposta di sostituire alla mini IMU una tassa sui giochi non ha problemi tecnici. E’ semplicemente impraticabile. Una nuova tassa, decisa nel 2014 e che produrrebbe gettito nel 2014, non può essere contabilizzata sul 2013. Lo può essere invece la mini IMU, in quanto riferita e decisa nel 2013, e comunque se incassata tutta entro gennaio.
Se questa entrata non viene contabilizzata nel 2013 succede un fatto molto semplice e grave: nel 2013 si sfora il rapporto del 3% tra deficit e PIL, vanificando tutti gli sforzi fatti, anche con un apposito decreto legge di ottobre per rispettare quel vincolo europeo e non riaprire una nuova procedura di infrazione per deficit eccessivo, dopo che in giugno siamo riusciti a chiudere quella precedente.
Ovviamente si può decidere di non rispettare il 3%. Ma fin qui abbiamo sempre detto che si deve agire in Europa per cambiare le regole che non funzionano, ma di rispettarle finché non vengono cambiate. E comunque una tale decisione o è la decisione principale o non è una decisione. Non può essere la conseguenza di decisioni su altri temi.
Nel 2014 il quadro della finanza locale cambia, con la legge di stabilità e con altri provvedimenti che sono in discussione in questi giorni.
Vanno assunte decisioni al più presto, ma prima è essenziale chiudere la questione della mini IMU.
Penso vada chiusa nei termini proposti dal Governo e approvati dal Senato. Nei prossimi giorni il decreto legge passerà all’esame della Camera per l’approvazione definitiva.
On. Maino Marchi