Legge di stabilità, decadenza di Berlusconi e congresso PD
Articolo dell\'On. Maino Marchi
Il prossimo mese sarà scandito da tre questioni prima di altre: il percorso parlamentare della legge di stabilità, la decadenza di Berlusconi da senatore e le vicende interne del PdL, il congresso del PD.
Tutto quanto succederà su questi appuntamenti influirà sulla vita del Governo.
In primo luogo la legge di stabilità. Fra un mese sarà conclusa la prima lettura al Senato e saremo nei momenti topici della seconda lettura alla Camera. Capiremo se saremo dentro un percorso che parte da un giudizio positivo sulla proposta del Governo, in particolare come prima legge di stabilità da diversi anni non basata su tagli e tasse, ma che riduce le tasse su lavoro e imprese e investe sullo sviluppo, e che punta a migliorarla e rafforzarla oppure se saremo dentro un percorso completamente diverso, che considera più o meno da buttare la proposta del Governo e quindi da cambiare nell’impianto. Con i tanti limiti, soprattutto quantitativi, che ha il disegno di legge di stabilità, io ritengo che abbia il segno del cambiamento. Su due cose in particolare: si comincia a ridurre le tasse sul lavoro dipendente e imprese e ad allentare il patto di stabilità interno. Poi ci sono molte cose da cambiare (capitolo pensioni ed esodati in particolare), altre da migliorare nell’impianto, come la service tax, e altre da rendere più efficaci (ad esempio riducendo i beneficiari ai redditi più bassi e aumentando il beneficio del taglio di tasse).
Se si dà il primo giudizio il Governo va avanti e mette la legge di stabilità tra gli appuntamenti positivi. Se prevale il giudizio negativo di una parte del PdL e anche di diverse forze sociali e si approda ad una legge di stabilità molto diversa, il Governo dovrà trarne velocemente le conseguenze e passare la mano.
Nel mezzo del cammino della legge di stabilità, probabilmente a pochi giorni dalla sua approvazione al Senato, è calendarizzato – il 27 novembre – il voto sulla decadenza di Berlusconi.
Non sto a perdermi su voto segreto o voto palese, anche perché personalmente avrei fatto prevalere la velocità della calendarizzazione alla modalità di voto, peraltro questione molto controversa.
Il PD deve tirare diritto e votare per la decadenza. La Legge Severino va applicata, affermando due principi: la legge è uguale per tutti e il consenso politico non può porre nessuno al di sopra della legge.
Se non si fa questo il Paese si ribella e travolge le istituzioni, il PD e il Governo. Quindi non esiste la questione “cade il Governo se decade Berlusconi”. Può capitare ma non è scontato.
E’ invece certo che cade il Governo e anche l’autorevolezza delle istituzioni se il Senato vota contro l’applicazione della Legge Severino per Berlusconi.
In questo contesto incandescente il PD tiene il suo Congresso.
La prima fase, quella per rinnovare i gruppi dirigenti di circolo e provinciali, non ha fatto mancare sorprese e mostrato che ben poco è scontato.
L’elezione di Andrea Costa a segretario provinciale del PD reggiano è tra le maggiori sorprese. Non era certo dato per favorito. Auguro ad Andrea di avere la forza, le idee e la determinazione per condurre il PD di Reggio Emilia in questa fase difficile.
Sono in corso le convenzioni, cioè il voto degli iscritti, sui candidati nazionali. Anche qui qualcosa di non scontato sta accadendo.
Poi ci saranno le primarie dell’8 dicembre per eleggere il segretario nazionale.
Il risultato non sarà indifferente per il Governo.
Se vince Civati il PD ritira la fiducia, cade il Governo e si va alle elezioni anticipate.
Se vince Cuperlo la parentesi delle larghe intese va avanti, almeno per quanto dipende dal PD, con l’obiettivo di avviare l’uscita del Paese dalla crisi economica e di approvare le riforme istituzionali, compresa quella elettorale, e poi nel 2015 si vota.
Se vince Renzi francamente non so. Non so cosa significhi in politica fare il tifo per il Governo. Non so, visto che il Governo c’è da sei mesi, cosa significhi in politica “se il Governo fa, dura”. Lo scopriremo solo vivendo.
Personalmente credo di avere chiara una questione.
E’ dura chiedere ad Alfano di rompere con Berlusconi con un PD che ha due candidati su quattro (mi perdonerà Pittella se non ho riportato la sua posizione) e due sui tre più quotati che non gli garantiscono neanche il panettone.
On. Maino Marchi