Nota redatta dai Parlamentari reggiani del PD

Nota redatta dai Parlamentari reggiani del PD La vicenda relativa all\'elezione del Presidente della Repubblica ha determinato una condizione gravissima per il PD. Non solo per le dimissioni del segretario nazionale del Partito Democratico. Vi sono altri due aspetti di forte gravità. Il primo è di aver fallito una prova dove, da soli, i grandi elettori del centrosinistra erano vicini alla maggioranza assoluta. Non solo non si è riusciti ad ampliare la nostra influenza in modo da essere determinanti per l\'elezione, ma addirittura ci si è divisi, rispetto a Sel, sia nelle votazioni per Franco Marini che per Giorgio Napolitano.
Il secondo aspetto è quello relativo allo stato del PD. E\' emersa una profonda frammentazione e una non tenuta. E\' prevalsa – per dirla con Bersani- l\'idea del PD spazio politico rispetto a quella del PD soggetto politico. E\' indubbio che l\'origine sta nel voto del 24 e 25 febbraio. Ci ha consegnato un tripolarismo paralizzante. Il PD è disponibile all\'accordo con il M5S, ma non con il centrodestra. Di fronte all\'indisponibilità del primo, è costretto a chiedere al secondo di far partire il Governo, con una collaborazione e un coinvolgimento di tutti sulle riforme istituzionali. Il centrodestra ha avuto gioco facile a dire di no. La vicenda del Governo si è così arenata. Abbiamo sperato che l\'inversione cronologica tra formazione del Governo e elezione del Presidente della Repubblica potesse darci qualche chance in più. Il PD ha definito, su proposta di Bersani, una linea politica sul Presidente della Repubblica, condivisa dai Gruppi Parlamentari e basata su tre punti:
a) avendo il centrosinistra, e il PD in particolare un\'ampia maggioranza relativa dei grandi elettori, la proposta doveva essere nostra espressione;
b) in base alla Costituzione, per la quale il Presidente della Repubblica rappresenta l\'unità nazionale e alle prime tre votazioni prevede il quorum dei due terzi, si doveva ricercare la soluzione più ampiamente condivisa;
c) tenere distinto Presidenza della Repubblica e Governo.
Su questa linea ha lavorato Bersani. Senza, però, tenere più alcuna riunione tra la prima sui criteri e quella sulla proposta di Marini. Nel frattempo è emersa l\'impraticabilità della nostra linea politica. Il M5S si è fatto le proprie  Quirinarie e ci ha chiesto di votare la sua proposta. Una proposta fatta per dividere il PD. Basti pensare che Stefano Rodotà appoggia il referendum di Bologna sulle scuole paritarie, contro il PD e il Sindaco di Bologna. Il M5S non è stato disponibile ad alcun incontro con i capigruppo del PD. Ovviamente non c\'era nemmeno alcuna garanzia né formale né verbale sul futuro Governo, al di là di dichiarazioni personali di qualche esponente che sarebbe stato subito smentito dal Comando Generale del M5S.
Dal canto suo il centrodestra non è stato disponibile sul terzo punto- distinzione rispetto al Governo- mentre ha condiviso i primi due. Si è così giunti all\'accordo su Franco Marini.
Gli errori di Bersani su questo punto sono così sintetizzabili:
a) non aver tenuto alcun incontro intermedio con i grandi elettori in cui evidenziare l\'impraticabilità della nostra linea e le possibilità di accordo che si erano aperte;
b) aver gestito malissimo l\'assemblea dei grandi elettori sulla proposta di Franco Marini:
-         motivazione non esauriente;
-         nessuna replica dopo numerose contestazioni;
-         forzatura per la votazione, nonostante la non partecipazione al voto di SEL e dei renziani,
-         nonché molte richieste di rinvio;
-         non aver valutato i rischi del flop, considerato che molti, prima del voto, avevano manifestato l\'intenzione di non votare Marini, anche sulla base di proteste dei nostri elettori e di prese di posizione di dirigenti del partito, come il segretario regionale e i segretari provinciali dell\'Emilia Romagna.
Inoltre Bersani non ha sufficientemente sottolineato come sulle questioni politiche (e l\'elezione del Presidente della Repubblica è indubbiamente tale) in un\'associazione democratica come il PD, ci si deve attenere al principio di maggioranza, altrimenti non tiene più nulla.
Franco Marini, per la sua storia legata al mondo del lavoro e al PPI, per essere un fondatore ed un esponente di primo piano del PD, non meritava di subire il trattamento al quale è stato sottoposto. Sappiamo che al voto Franco Marini non ha raggiunto il quorum dei due terzi, pur superando quello del 50% (valido dalla quarta votazione). I parlamentari reggiani hanno votato in maniera diversa. Maino Marchi ha votato Franco Marini, perché questa era stata la decisione dei grandi elettori PD.
Antonella Incerti, Paolo Gandolfi, Vanna Iori e Leana Pignedoli non hanno votato Franco Marini, raccogliendo l\'appello dei segretari emiliano romagnoli.
Successivamente Bersani ha cambiato linea. Ha avanzato una proposta che era di per sé di rottura con il centrodestra, senza avere ancora accordi, intese su quel nome né da parte di Scelta Civica né da parte del M5S. Per la forza della personalità proposta, Romano Prodi, e per il fatto che con una decina di voti in aggiunta  a quelli del centrosinistra si poteva eleggere il Presidente, la questione di fondo era l\'unità del PD sulla proposta.
Anche qui si sono probabilmente manifestati degli errori, come una non sufficiente discussione sul cambio di linea o di fase e non aver comunque cercato di approvare la proposta con voto segreto. Ci si è accontentati dell\'applauso, dell\'acclamazione, dell\'unanimità per alzata di mano (anche se qualcuno non ha votato né a favore, né contro,  né si è astenuto). Non si poteva però immaginare quello che è successo alla votazione, soprattutto in termini di dimensione numerica. 101 che hanno votato diversamente dalla decisione presa hanno fatto fare al PD una figura disastrosa. Non è immaginabile che sia il frutto di una sola corrente o area. Hanno sicuramente concorso più aree, a cui probabilmente si sono aggiunti casi singoli. I parlamentari reggiani erano tutti pienamente convinti della proposta di Prodi, già durante la riunione dei grandi elettori dell\'Emilia Romagna, tenutasi la sera precedente . Hanno tutti votato Romano Prodi. E hanno tutti condannato pubblicamente questa irresponsabilità gravissima. Il seguito è stato un percorso obbligato. Ciò nulla toglie alla piena legittimità dell\'elezione di Giorgio Napolitano, al quale si deve essere tutti grati per aver accettato di rendere un ulteriore servizio al Paese.
Ora ci si deve concentrare sul Governo e sul percorso per permettere al PD di ritrovare credibilità e consenso. Siamo chiamati a scelte difficili per dare un futuro al paese e risposte per la drammatica emergenza lavoro. Certamente non può mancare sia una discussione sulla natura del PD (soggetto politico o spazio politico) che sulle regole, le modalità e gli atteggiamenti personali e collettivi dello stare insieme. Sono questioni essenziali tanto come quelle sugli indirizzi politici e le proposte programmatiche per la vita del PD, come insegna questa dolorosa vicenda delle ultime settimane.


I parlamentari reggiani:
Paolo Gandolfi
Antonella Incerti
Vanna Iori
Maino Marchi
Reggio Emilia, 30 aprile 2013
Top