Quando la gravidanza è violenta

Quando la gravidanza è violenta

Ha un volto tutto reggiano il decreto legge sul femminicidio che in tempi di stagnante politica, corre ai ripari tutelando le donne. A promuovere un’azione concreta è Vanna Iori, deputato Pd, che ha strenuamente elaborato nello specifico sulla violenza in gravidanza. Come dire violenza doppia, per la donna e per il nascituro.













Se ne parla ancora troppo poco ma al di là degli allarmismi sociali, tra le mura domestiche una donna gravida su quattro è soggetta a percosse e maltrattamenti. Probabilmente è addirittura la seconda causa di morte in quella “poetica delicata” fase della vita femminile. Le conseguenze sono ovvie: trattasi di gravidanza a rischio fin dagli inizi con ripercussioni intergenerazionali sulla salute, lo sviluppo intellettivo, psicologico e cognitivo del nascituro.













Secondo un’accurata indagine condotta dall’Associazione Ostetrici Ginecologi Italiani, le donne più naturalmente propense a procreare di età compresa tra i 15 e i 44 anni muoiono spesso per atti di violenza tra le mura di casa; spirale che si intensifica e si aggrava fino all’uccisione della donna incinta. Ad aumentare sono i rischi di aborto indotto, parti pretermine, infezioni genito-urinarie, traumi e lesioni personali, tentativi di suicidio delle donne. Donne silenti, intimorite e desiderose solo di far nascere il bambino che già dall’epoca fetale rivelerà poi tuta la gravità dei fatti.













La violenza in gravidanza riguarda tutti i Servizi Sanitari Nazionali, la parità dei sessi e i diritti umani.













 













Il Parlamento ha approvato nei giorni scorsi uno stanziamento di dieci milioni di euro per il piano antiviolenza con obbligo di informazione per le vittime e di sensibilizzazione all’emergenza sociale. Nel testo del provvedimento sono previste azioni di prevenzione, educazione e formazione di tutta la rete di operatori professionali, dai sanitari ai ginecologi, dai pediatri ai Centri antiviolenza che insieme devono creare una rete di sostegno alla denuncia e di supporto immediato alle vittime. L’ordine del giorno in concreto obbliga il Ministero della Salute ad adottare le linee guida indicate dall’OMS per attuare le due pratiche indispensabili:













1. formazione obbligatoria del personale sanitario nell’aiutare le vittime di abusi, nel riconoscere le donne a rischio e nel fornire interventi adeguati













2. strategie di prevenzione e cura alle donne gravide vittime della violenza, identificandole là dove si trovano, seguendole con le visite ginecologiche di rito, abituandole a corsi preparto, indirizzandole a una serie di percorsi idonei nei consultori e nelle associazioni femminili. Perché la violenza si ferma anche cosi: facendo sentire la donna meno sola e impotente e portandola in una rete di aiuto e di consapevolezza.













 













 













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