Vaccinazioni e situazione carceraria
Nei giorni passati abbiamo appreso dei ritardi di alcune Regioni nella vaccinazione delle fasce di anziani a beneficio di categorie meno esposte ai rischi di contagio grave . In Emilia Romagna ciò non è accaduto e di questo dobbiamo rallegrarci anche se il tema dei fragili resta una priorità.
Tuttavia vanno emergendo situazioni particolari nelle quali la concentrazione di persone in luoghi chiusi come le carceri, l’esposizione di lavoratrici e lavoratori in luoghi di lavoro ad alta frequentazione di pubblico come i supermercati ed infine situazioni di precarie condizioni igieniche di vita e alta concentrazione di lavoratori stranieri impiegati in agricoltura in diverse aree del Paese debbono far riflettere sulla necessità di favorire al più presto la vaccinazione anche per queste categorie, a prescindere dalla fascia d’età.
Anche nelle carceri della nostra regione, e di Reggio Emilia in particolare, la diffusione del contagio sta diventando esponenziale. Apprendiamo dalle notizie stampa che ormai il covid ha raggiunto circa un terzo dei presenti arrivando a 119 detenuti su 400 e che il personale di custodia è fortemente ridotto perché significativamente colpito da contagi e quarantene. Per questo vogliamo unire la nostra voce a tutti coloro che già hanno chiesto alle Istituzioni locali e alla Regione di implementare gli impegni già presi con l’accesso alla vaccinazione, non solo delle categorie previste per ruolo e per età, ma di tutta la popolazione carceraria. E che siano prese misure straordinarie di cura e separazione dei positivi dagli altri ospiti della struttura, siano essi detenuti o persone che frequentano il carcere come assistenti, insegnanti, sacerdoti, medici, come chiedono sindacati e associazioni oltre a consiglieri regionali e da ultimo l’intero Consiglio comunale di Reggio Emilia.
Se il sovraffollamento delle carceri è da sempre un problema italiano, in condizioni di pandemia questo rischia di divenire una bomba innescata per la sicurezza dei luoghi e delle persone oltreché per il diritto alla salute dei detenuti e dei lavoratori. Riteniamo che intervenire rapidamente sia un dovere morale e materiale di cui occorre farsi carico da parte delle Istituzioni competenti.
Gigliola Venturini - Segretaria Provinciale PD RE